venerdì 17 novembre 2006

L'incontro di Alfredo col Pescatore di rane

L’incontro di Alfredo col Pescatore di rane, dove si vede come i ragazzi testardi non amino sentirsi correggere da chi, per esperienza, crede sempre di saperne di più.


Mentre il povero nonno veniva trascinato in casa di riposo dal vigile del Nordest, Alfredo, salutata la folla della chiesa, si avviò con tutta calma verso casa. Tagliò per i campi di soia e le vigne ancora acerbe, saltando i fossi umidi che segnavano i confini fra le prese dei contadini.
Mentre si preparava a passarne uno di particolarmente profondo, sentì una voce bestemmiare. Gli sembrò venire dal fondo del fosso. Tirò lo sguardo, e nella penombra della sera scorse un vecchietto tutto rugoso, con un naso grosso e rubizzo. Stava cercando di risalire la parete umida del fossato aiutandosi con un bastone di legno, e aveva in mano una sporta di sacco marrone e un sacchetto pieno di batuffoli bianchi sistemato alla cintola dei pantaloni di tela.

- Buonasera… - improvvisò Alfredo spaventato.

- Pian, fai piano… - ammonì il vecchio risalendo il fosso.

- Mi scusi, stavo passando di qui per tornare a casa, abito qui vicino… - spiegò il ragazzo dai capelli lunghissimi.

- Sì, va ben, ma piano, che mi spaventi le rane…

- Le rane?

- Si prendono col silenzio e lo scuro di luna… - disse il vecchio aprendo un lembo del sacco che portava alla cintola e passandolo al giovane.

Alfredo ci sbirciò dentro.

- E come si prendono?

- Non è difficile, ma ci vuole pazienza…

- Con il cotone? - il giovane indicò la punta del bastone del vecchio.

- Le rane sono come le pecore, scimmiottano sempre quello che fanno le altre, senza ragionare…

- Senza ragionare?

- Se una salta, le altre dietro, se una canta, le altre in coro…

- E allora?

- Bisogna essere furbi, capire quando è il momento giusto…

- Per fare che?

- Per fargli vedere il cotone, no? Se una lo morde, le altre dietro! - ghignò il vecchio indicando il fondo del fosso.

- Ma mangiano cotone?

- Sì, cioè, non proprio… non è che se ne cibano, ma se per caso una lo morde perché è curiosa le altre fanno a gara per imitarla, e tu te ne porti a casa una sporta intera per la cena...

- Che schifo!

- Non sai cosa ti perdi, figliolo! Ma le hai mai assaggiate, prima di dire che fan schifo?

- No, ma solo l’idea...

- Povero te! In pentola col pomodoro son la fine del mondo!

- E com’è che ha imparato a prenderle? - sbuffò Alfredo.

- Mi ha insegnato mio padre, era un cacciatore di rane, le prendeva per venderle alle osterie… e a lui ha insegnato mio nonno... insomma, di padre in figlio, sono almeno cent’anni che giriamo per questi fossi…

Il ragazzo fissò i campi tutt’intorno.

- E tu? Di chi sei tu? - lo ridestò il vecchio.

- Io? Sono Alfredo…

- Ho capito, ma Alfredo di chi?

- Di chi? Di… Rossi… Antonio Rossi…

- Rossi… Toni Rossi… strano, non conosco nessun Rossi di qui…

Il ragazzo dai capelli lunghissimi diventò tutto rosso.

- Dove vai a scuola? - chiese il vecchio.

- A scuola?

- Lavori… - ipotizzò il vecchio - Cosa fai?

- Mi piacerebbe suonare la chitarra…

Il vecchio scoppiò in una grossa risata.

- Far il cantante? - singhiozzò poi.

- Magari in un gruppo… oppure mi piacerebbe fare il calciatore…

Il vecchio rise più forte di prima.

- E chi non vorrebbe esser pagato per cantare o giocare a pallone, figliolo! Non son mica mestieri veri questi qui! - sentenziò il vecchio.

- E perché no? - reagì Alfredo.

- Ascolta me! - tuonò il vecchio - Torna a studiare o impara un mestiere, se no finirai dentro a un sacco come le mie rane! - e riprese a ridere di gusto, allungando la mano al ragazzo per riprendersi il sacco con le rane.

Alfredo esitò, poi prese lo slancio col braccio e lanciò il sacco addosso al vecchio che, bestemmiando, scivolò di nuovo in fondo al fosso. E tutte le rane del sacco, libere, presero a saltellargli sul petto.

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